Gli argomenti trattati

Tranne rare eccezioni quanto trattato nei Workshop è solitamente estraneo alla conoscenza degli insegnanti di lingua straniera, tanto più di quelli anglofoni che non sono certamente ricorsi alla “fonologia” per apprendere la pronuncia della madrelingua (!) .  Inoltre, lo studio della materia non è incluso nei piani di studio universitari obbligatori ad indirizzo linguistico, ma lasciato a scelte di specializzazione personale. Per questa ragione nei corsi di lingua inglese la pronuncia continua ad essere tradizionalmente insegnata per imitazione, con i limiti di consapevolezza ed autonomia che questo comporta nel discente: limiti  che il Workshop vi porterà a identificare e a superare in modo inaspettatamente semplice e veloce grazie all’approccio didattico adottato.

La pronuncia inglese è frequente motivo di insuccesso nella comunicazione verbale. Al divario tra la qualità e quantità dei suoni della lingua inglese rispetto all’italiano  si somma la difficoltà dovuta alla discrepanza tra scrittura e suono. Inoltre, l’intelleggibilità fonica in inglese è strutturalmente bassa rispetto all’ italiano, per questioni di rapporti quantitativi tra le qualità distintive su cui si basano le due lingue: rispettivamente gli accenti e i suoni vocalici.

Fonetica e Fonologia. Usate indifferentemente nel linguaggio comune, le due definizioni indicano discipline ben distinte, seppur correlate.

  • Fonetica . Non interessa il discente comune, se non per qualche cenno basilare. Si rivolge infatti a specialisti – i fonetisti – studiando i suoni del linguaggio articolato (detti fòni), intesi solo come entità fisiche, considerate negli aspetti articolatorio, acustico e uditivo-percettivo. Secondo i più sofisticati criteri di analisi sono classificabili finanche oltre duemila (!) foni.
  • Fonologia . Interessa tutta la platea di discenti e di docenti di lingua straniera come strumento di elezione per l’acquisizione o il perfezionamento della corretta pronuncia:  facile, valido e altamente disponibile. La fonologia (o fonemica) – studia i fonemi, cioè quei foni aventi funzione di distinguere le parole all’interno di un sistema linguistico di riferimento (= la data lingua considerata) . I fonemi determinano il valore semantico di una parola: la loro corretta pronuncia è quindi fondamentale.
    • Fonemi. Sostituendo c con p nella pronuncia della parola italiana cane, si otterrà  pane: tali suoni sono fonemi, rispettivamente rappresentati dai simboli /k/ e /p/ .  In inglese – cioè in un altro sistema linguistico –  gli stessi fonemi distinguono cane (= canna) da pane ( lastra di vetro, di finestra). I fonemi rappresentano graficamente suoni vocalici, consonantici, click (simil-rumori tipici di varie lingue sudafricane) nella sequenza che renderà riconoscibile la parola parlata.
    • Allofoni. Nelle varie lingue nazionali sono usabili suoni funzionalmente alternativi ai fonemi purchè conservino il valore semantico delle parole: sono gli allofoni. Sono presenti nei molti diversi tratti fonetici dialettali o nella pronuncia blesa, caratterizzata da suoni comunque estranei alla dizione ufficiale (es.: la “erre” moscia alla francese  o quella labiodentale approssimante sonora in “vamavvo” , ramarro  e il sigmatismo , “esse” moscia o zeppola nelle varie forme).
    • I dialetti italiani sono caratterizzati da una ricchissima serie di fenomeni fonetici che si ritrovano parimenti, senza variante alcuna, nella lingua inglese (ma non solo). Il Workshop vi renderà coscienti di tali accadimenti che già appartengono al vostro patrimonio di conoscenza e che saranno utili strumenti di riferimento.

La falsa via di fuga.  Una componente del successo della comunicazione in lingua straniera è dovuta alla valenza allofonica casuale dei suoni impropri prodotti. Ma al riguardo è opportuno considerare l’inglese meno tollerante di altre lingue in ragione dei peculiari fenomeni fonetico-fonologici che lo caratterizzano, spesso dipendenti dalla posizione dell’accento tonico, dalla pronuncia forte o debole e, soprattutto, dalla frequente riduzione fino alla scomparsa di molti suoni vocalici non accentati (fenomeno dello “schwa“, il suono “vocalico” più ricorrente in inglese !).

Dei 44 fonemi inglesi solitamente considerati alcuni hanno suoni così vicini da non essere percepiti nella loro diversità dal discente italiano, non abituato all’esiguità di tali differenze.  Questo si traduce infine nell’incapacità di proporli correttamente, producendo quindi fonemi impropri, con risultati spesso “curiosi”. Esempi ricorrenti:  dress code (pronunciato come cod  → merluzzo), peace keeping (pr. come piss, pipi invece di mantenere la pacetrattenere la pipi),  low cost (pr. come law, legge invece che a basso costo → ≅ costi legali), sheet (pr. come shit, invece di foglio →  merda), T-shirt (pr. short → corto), show  (pr. shaw → boschetto) … Il contesto del discorso può compensare eventuali inesattezze, ma non sempre.

L’opportunità di migliorare. Una buona pronuncia inglese è un importante valore aggiunto alla conoscenza della lingua, spesso condizionante la carriera professionale. La corretta dizione aiuterà non solo nella fase del parlare, ma anche in quella dell’ascoltare grazie al possibile riconoscimento di “immagini sonore” già metabolizzate. L’opportunità di miglioramento interessa anche parlanti esperti, disinvolti e navigati, spesso non coscienti di usare fonemi o accenti tonici errati come comunemente riscontrato nei  seguenti vocaboli esemplari: apartheid, blood, control, country, crew, debt, gourmet, idiom, magazine, management, minute, money, performance, sandwich, sew, stage, tomb, village, vintage…  Andrebbero poi distinte parole che non sono omofone, come all-whole, bad-bed, corps-corpse, ear-year, haven-heaven , want-won’t (trattasi di antonimi !), were-where… A questo si aggiunga la necessità di osservare lo spostamento di accento in molti verbi  rispetto ai sostantivi che li originano, come in record→to record, discount→to discount, increase →to increase.  Nel caso di vocaboli di uso comune meno frequente come expertise, gynaecologist, psychiatry la criticità aumenta fino a diventare estrema come in awry, boatswain. E’ inoltre frequente che la corretta pronuncia di cognomi o nomi di località sia talmente eccezionale e inaspettata da dover essere necessariamente indicata agli stessi anglofoni (sic !) – specie al di fuori del Regno Unito – come in Cholmondeley, Keighley, Southwark …  La panoramica di difficoltà è aggravata pesantemente anche dai fenomeni di contrazione, elisione, assimilazione, intrusione di suoni spuri vari, a cui si sommano le peculiarità delle decine di varietà di inglese parlate nel mondo a volte tra loro intelleggibili con difficoltà.

Il Workshop prevede argomenti teorici, esercitazioni pratiche di pronuncia, considerazioni sull’intonazione e altre attività che  renderanno il vostro apprendimento non solo facile e veloce, ma anche divertente.


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Per una pronuncia inglese … finalmente ottimale !